Ecografia dell'anca

La diagnosi ecografica precoce della displasia congenita dell’anca: perché meglio eseguirla in tutti I neonati

La displasia congenita dell’anca (DCA), la più comune malformazione dello scheletro nel neonato (0.13- 0.20 % dei nati), si presenta alla nascita sotto forma di un appiattimento ed un aumento della inclinazione dell’acetabolo. Questo difetto di forma dell’articolazione tende a favorire il progressivo decentramento laterale della testa del femore che in alcuni casi esita nella sua dislocazione al di fuori del cotile (si parla in questo caso di lussazione congenita dell’anca). Più raramente la testa del femore è già lussata alla nascita (cosiddetta lussazione congenita embrionaria dell’anca).

In questa malformazione è assolutamente cruciale una diagnosi tempestiva (preferibilmente eseguita alla nascita e comunque entro la sesta settimana di vita) quando il trattamento consiste più frequentemente nell’applicazione di un tutore divaricatore per anche (esistono diversi modelli di divaricatore e la delicatissima scelta del singolo presidio ortesico viene fatta dall’ortopedico sulla base dell’età, del peso del neonato e della stabilità della testa femorale). In condizioni ottimali il divaricatore, centrando la testa del femore nell’acetabolo e sfruttando l’elevato turnover di crescita dei primi mesi di vita, promuove il progressivo rimodellamento dell’anca displasica fino alla completa normalizzazione della morfologia articolare.

E’ questa la ragione per la quale tutti i neonati vengono al nido sottoposti alla ricerca del segno dello scatto di Ortolani (scatto di uscita della testa del femore dall’acetabolo nelle forme displasiche e scatto di entrata della testa del femore nell’acetabolo nelle più gravi forme di lussazione congenita).

Fig. 1 (scatto di entrata)

Fig. 2  (scatto di uscita)

Purtroppo per una serie di ragioni (grado della displasia, formazione ed esperienza dell’operatore etc.) una quota parte delle displasie sfugge alla diagnosi (si parla di falsi negativi). Questo accade più frequentemente nelle forme più lievi che tuttavia tendono insidiosamente ed inesorabilmente nei mesi ad evolvere in senso peggiorativo.

Questo ritardo diagnostico, o ancor peggio una mancata diagnosi, si traducono rispettivamente in una moltiplicazione del tempo di trattamento o, nei casi più gravi, nella necessità di eseguire uno o più interventi chirurgici correttivi.

Per intercettare questi falsi negativi è sufficiente eseguire, auspicabilmente nelle prime 6 settimane di vita, una ecografia delle anche del neonato. L’esame consente di fotografare la morfologia articolare distinguendo tra un’anca normale ed un’anca displasica potenzialmente evolutiva (Fig. 3 e 4).

Fig. 3 (anca eco graficamente normale, tipo IA sec. Graf)

Fig. 4 (anca severamente displasica, tipo III sec. Graf)

La diagnostica ecografica dell’anca del neonato fu ideata nel 1980 dal Prof. R. Graf, valente chirurgo ortopedico austriaco specializzato nel trattamento della lussazione congenita misconosciuta ed inveterata dell’anca. A seguito della esecuzione dell’esame sistematico dell’esame in tutti i neonati (screening ecografico universale) fu registrato un crollo di questa chirurgia tale da portare alla chiusura di questo reparto specializzato nel trattamento chirurgico della displasia congenita dell’anca.

Successivamente alla introduzione della metodica, l’ecografia dell’anca si è imposta in tutto il mondo come il gold standard nella diagnosi della displasia congenita. Nella letteratura internazionale è ancora oggetto di discussione se questo esame debba essere eseguito in tutti i neonati (screening ecografico universale) o essere riservato ai neonati maggiormente a rischio per familiarità per DCA e presentazione podalica (screening ecografico selettivo). Quest’ultimo indirizzo sostenuto soprattutto per l’esigenza di limitare i costi a carico dei diversi Sistemi Sanitari Nazionali. L’orientamento della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (SITOP) e della Società Italiana di Pediatria (SIP) è di consigliare l’esecuzione dell’esame in tutti i neonati (Agostiniani et al. Italian Journal of Pediatrics, (2020), 46: 150). Orientamento non ancora recepito nei livelli essenziali di assistenza (LEA) del SSN ma già a carico di alcune regioni quali la Lombardia e la Puglia.